Nell’impiantistica e nel restauro dei denti si utilizzano speciali materiali dotati di caratteristiche meccaniche, chimiche e fisiche abbastanza particolari.

L’oro è senza dubbio il più antico tra i materiali tutt’ora in uso: già in epoca preromana era apprezzato per la sua malleabilità e resistenza all’ossidazione, oltre che alla facilità di impiego, e alla sua resistenza chimica alla corrosione e all’ambiente acido della bocca. Il costo più alto rispetto agli altri materiali, è compensato dalla grande durevolezza che lo rende un investimento, dato che evitando di doverlo rimpiazzare si risparmia sulla necessità di nuovi impianti. Un difetto dell’oro però è di essere un buon conduttore termico: il contatto con sostanze troppo fredde o troppo calde può quindi risultare fastidioso e irritare la restante porzione del dente.

La porcellana è un materiale duro e resistente, anch’esso poco attaccabile dalla corrosione ed inossidabile, e presenta l’indubbio vantaggio di possedere un colore analogo a quello degli altri denti, evitando fastidiosi inestetismi nel sorriso. Il principale svantaggio è la durezza eccessiva, che causa logoramento nei denti dell’arcata dentaria opposta, motivo per cui è particolarmente inadatta per molari e premolari.

L’amalgama è invece composto da mercurio in lega con altri metalli pesanti come lo zinco, il rame, lo stagno e l’argento, e necessitano di un apposito cemento per aderire al dente. Anche se molto resistenti e facilmente lavorabili, sono state recentemente messi in discussione gli effetti tossici del rilascio cronico di mercurio nell’organismo.

I compositi sono resine plastiche che contengono materiali abrasivi come il vetro in sospensione, e il cui colore rassomiglia molto a quello del dente. Le loro proprietà meccaniche migliorano con il tempo, per via di un processo di fotoindurimento che li rende più resistenti con l’esposizione alla luce, e la loro perfetta aderenza al pavimento dello smalto è possibile solo quando la superficie del dente sia stata adeguatamente ripulita e levigata.

I cementi vetro-ionomerici sono composti da vetro e acidi organici, e si induriscono grazie ad una reazione chimica al momento dell’introduzione nella cavità dentale. Hanno però caratteristiche strutturali inferiori rispetto ai compositi (sono più fragili e poco resistenti all’abrasione) e sono pertanto più che altro utilizzati nella cementazione di manufatti dentali in oro, zirconio e ceramica applicati sulla superficie dei denti a fini decorativi. A questa tipologia appartengono anche i derivati uretanici che contengono fluoruro incorporato, il quale per diffusione fuoriesce progressivamente legandosi allo smalto, ed esplicando un’azione anticarie.

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