L’ultima frontiera dell’integrazione clinica tra chirurgia odontoiatrica e chirurgia estetica, è la cosiddetta estetica dentaria, che mira al perfezionamento delle condizioni della dentatura non semplicemente mirando al ripristino morfologico e funzionale, ma anche guardando all’aspetto esteriore dei denti, del sorriso, e delle simmetrie del viso.

Tra gli interventi più richiesti c’è quello dello sbiancamento dentale, praticato per rimuovere gli inestetismi dello smalto dentale (discromie) quali le macchie dovute al fumo o al caffè, l’ingiallimento da tetracicline, le fluorosi dentarie, l’ispessimento dentinale dovuto all’età, etc.
La tecnica più comune di sbiancamento dentale, è quella che fa uso di perossidi concentrati (di idrogeno e carbammide) applicati come gel sulla superficie del dente, comparando i risultati ottenuti a delle scale cromatiche per raggiungere una colorazione il più possibile naturale. I perossidi rilasciano ossigeno attivo che agisce a livello molecolare, disgregando i pigmenti cromofori che causano le discromie, e la loro attività può essere potenziata ulteriormente attraverso l’esposizione per 6-15 minuti alla luce prodotta da speciali lampade alogene o a LED.

Si parla in questo caso di sbiancamento laser, anche se il termine è erroneo, visto che i laser non sono più in uso ormai da decenni.
Nel caso di denti devitalizzati e otturati, scuriti dalla presenza dei materiali utilizzati per riempire le cavità e i tubuli dentinali, o dei denti ingialliti a causa di incorporazioni cristalline di cromofori (come nel caso dell’ingiallimento da tetracicline), si rende necessario però un trattamento speciale di apertura della camera pulpare, a cui segue l’introduzione della sostanza sbiancante: si parla in questo caso di interventi di decolorazione interna. Tranne che in quest’ultimo caso, lo sbiancamento dentale è un intervento ambulatoriale che non richiede uso di anestetici, ma solo l’applicazione di un protettivo gengivale per evitare irritazioni e ustioni chimiche a causa del contatto con il decolorante, ed ha una durata compresa tra i 30 e i 60 minuti. Il principale effetto collaterale dello sbiancamento è una temporanea sensibilizzazione dei denti, che si risolve generalmente in pochi giorni.

Sono disponibili in commercio anche dentifrici e paste sbiancanti per uso domestico, anche se è riconosciuto il potere sbiancante di molte sostanze di uso comune che contengono acido malico, specialmente se combinate con il bicarbonato di sodio (per azione sia chimica che abrasiva). Tra queste si annoverano la polpa di fragola, le mele, la carota ed il sedano, efficaci anche nel trattamento dell’alitosi, o il succo di limone, la cui eccessiva acidità può però danneggiare lo smalto dentale se non utilizzato con le opportune cautele.

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